il podcast delle storiche interviste di alberto farina ai protagonisti del cinema
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scarica qui la sigla originale del solaio di Berto: "messer" dei four italian pep pills
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Il solaio di Berto - Intervista a Giuseppe Tornatore
Esattamente il giorno dopo la mia seconda bocciatura in Diritto processuale civile, andai a intervistare Giuseppe Tornatore all'Hotel Cavalieri Hilton sul set del suo terzo film, Stanno tutti bene. Era la mattina del 19 dicembre del 1989: quando arrivai stavano scattando a Marcello Mastroianni una foto segnaletica, che nel film compare quando il protagonista ha a che fare con la polizia. Non si sapeva nulla del soggetto, e Tornatore voleva restare molto abbottonato in proposito, ma si sapeva già che per una certa scena erano riusciti a "paralizzare" praticamente tutti coloro che erano presenti alla stazione ferroviaria di Napoli. Le domande sono quindi sempre esplorative ma non troppo, per paura di ottenere un rifiuto e nella speranza di carpire qualche informazione in più.
Si parla invece diffusamente delle vicissitudini di Nuovo Cinema Paradiso, film le cui vicende avevo seguito con particolare passione anche perché intrecciate strettamente con un film che mio padre avrebbe dovuto fare con Cristaldi e che poi non si sarebbe mai fatto (sarebbe diventato il suo primo romanzo, Un posto al buio). Risentendo l'intervista vedo che si parla anche di un film a episodi di cui Tornatore avrebbe dovuto dirigere un episodio: quel film si fece, e uscì un po' in sordina col titolo La domenica specialmente.
La settimana dopo il giorno dell'intervista, Michele si sarebbe schiantato col suo aereo sul Monte Carpegna. Anche in questo caso, per la sua lunghezza (oltre 20 minuti) l'intervista viene pubblicata in due parti.
Il solaio di Berto - Intervista a Damiano Damiani
Non avevo mai visto un film di Damiano Damiani, ma sapevo che dei registi italiani considerati in qualche modo "autori" era uno di quelli meno propensi all'autorialismo e più attenti alle ragioni dello spettacolo. Penso che fosse per questo che volevo incontrarlo, e l'occasione arrivò con la notizia che aveva un film di prossima uscita. Si trattava di Pizza Connection che, come accdeva abbastanza spesso in quel periodo, non avrei poi mai visto.
Mio padre, Damiani, l'aveva conosciuto nel breve periodo in cui faceval'assistente alla regia: Damiani lo aveva accettato come aiuto regista su non ricordo più quale film, poi a mio padre si era presentata l'occasione di esordire nella regia con ...hanno cambiato faccia e aveva dovuto rinunciare - ma era rimasto con l'impressione di una persona gentile e per bene, molto lontano da quella immagine forse un po' stereotipata del classico cinematografaro romano un po' spaccone. Del resto, Damiani è di origine friulana, e quindi probabilmente più vicina al temperamento di un (aspirante) regista piemontese.
Damiani mi diede appuntamento al Cinefonico di Cinecittà il 16 gennaio 1985, e ricordo che varcai i cancelli senza avere la minima idea di dove il Cinefonico fosse. All'epoca, Cinecittà non era ancora stata occupata militarmente dai programmi televisivi e non c'erano ancora tornelli e tesserine elettroniche: se entravi con l'aria di chi sa bene dove sta andando, di rado qualcuno provava a fermarti con domande imbarazzanti. Damiani fu gentile e disponibile. Mi ero portato una macchinetta fotografica per avere un'immagine con cui illustrare l'articolo: la foto venne una schifezza terribile, ma per qualche motivo fu l'unica immagine che alla fine pubblicammo su Primavisione.
Non avrei più incontrato Damiani per vent'anni. Nel febbraio 2004 l'avrei intervistato di nuovo per la Blue Underground sui film Perché si uccide un magistrato e Amityville 2. Vent'anni che si sentivano tutti, ma che non hanno minimamente intaccato la gentilezza di uno dei nostri registi più sottovalutati.
Per la sua lunghezza (oltre 20 minuti) l'intervista viene pubblicata in due parti.
Scarica qui i file MP3:
(prima parte)
(seconda parte)
Comunicazione di servizio
Che fine ha fatto la prevista puntata di oggi del "solaio di Berto", che prevedeva la prima parte di una intervista a Damiano Damiani? Risposta: e' pronta, ma è rimasta sul mio hard disk. Il motivo è che il nostro server di fiducia, al quale non saremo mai abbastanza riconoscenti in ogni caso, data la gratuità del servizio che offre, in questi giorni subisce dei rallentamenti, pare temporanei. Ciò ci impedisce di effettuare l'upload di file di dimensioni superiori ai 3-4 mega, come sono appunto le puntate di questo podcast. Appena possibile rimedieremo, recuperando senz'altro il terreno perduto. Nel frattempo, tante scuse agli ascoltatori.
Il solaio di Berto - Intervista a Ken Adam
Sulla mia vecchia agendina del 1984, lunedì 18 giugno, c'è scritto: HO INTERVISTATO KEN ADAM!!! Erano i giorni in cui preparavo la maturità, e ricordo anche che per andare a fare questa intervista avevo discusso con mio padre che si preoccupava che non dedicassi abbastanza tempo al ripasso ma che capì subito quanto quella cosa fosse importante per me. Quella con Ken Adam, mitico scenografo dei primi film di 007, di "Il dottor Stranamore" (e anche di "Barry Lindon", ma allora non l'avevo visto) di Kubrick, del "Corsaro dell'isola verde" di Siodmak e di chissà quanti altri film sarebbe stata la mia primissima intervista (anche se non la prima pubblicata: si sarebbe dovuto aspettare l'uscita in Italia del film, quasi due anni dopo).
Adam parlava bene la nostra lingua, e l'intervista si fece in italiano (mentre erano state nel mio inglese stentatissimo tutte le telefonate, per organizzare l'incontro, con la gentilissima responsabile della publicity Susan D'Arcy). Risentendola, c'è da vergognarsi ancor più che delle altre interviste. Da parte mia è un continuo mormorare "ho capito", "infatti" e roba del genere. Ma Adam era un grande e intervistarlo, sotto le mura della fortezza di King David, ricostruite alle soglie di Cesano, fu un'esperienza emozionante.
Non era venuta con me Francesca, di cui ero disperatamente innamorato. Ma se avesse mantenuto la sua quasi promessa di venire, temo, sarebbe stato solo perché sperava di incontrare Richard Gere.
Il solaio di Berto - Intervista a Mario Monicelli
Mi ci volle un sacco ad arrivare all'ufficio stampa del "Fu Mattia Pascal" di Monicelli (che sarebbe poi stato distribuito come "Le due vite di Mattia Pascal"), e ricordo che dovevo andare a prendere del materiale a casa di qualcuno che stava in Via Gerbelloni, e di essere diventato pazzo a cercarla sul Tutto Citta', fino a quando ho scoperto che si trattava in realta' di una Via Gerolamo Belloni, abbreviata come sopra sull'elenco.
L'appuntamento con Monicelli, che incontravo per la prima volta (e che, come suo solito, si rivelo' affabilissimo) fu su quello che credo fosse il set del film, all'Hotel Ambasciatori di via Veneto, verso le quattro del pomeriggio del 23 ottobre 1984. (Non c'entra niente, ma il giorno dopo, a mezzogiorno, mi trovavo nel "Rick's Café Americain" - o meglio nella sua versione ricostruita agli studi della Elios per "Casablanca Casablanca", esordio alla regia di Francesco Nuti. Credo fosse la conferenza stampa di inizio, fine o metà lavorazione)